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cota roberto

Quello che è accaduto l’11 settembre è stato l’evento che ha cambiato di più il corso del Ventunesimo Secolo. E’ scolpito nel ricordo delle persone ed ha portato ad un generale cambiamento delle abitudini di vita e ad una modifica degli equilibri e delle relazioni internazionali. Quanto al ricordo, ognuno di noi ha scolpito nella  memoria il momento in cui ha appreso la tragica notizia. Personalmente, mi ricordo di aver saputo dell'attacco mentre mi trovavo in Consiglio regionale e mi ritorna in mente, nitida,  la concitazione ed anche come in quel momento tutti insieme, indipendentemente dall'appartenenza politica, siamo rimasti  incollati al televisore per seguire l’evoluzione di quello che stava capitando. Il clima era di grande unità e solidarietà. Relativamente alle abitudini di vita, da quel giorno molto è cambiato. E’ diventato più complicato viaggiare, abbiamo imparato a convivere con un tasso di odio sempre più elevato e si è percepita una divisione del mondo basata su sistemi di valori quasi contrapposti. Da quel giorno, il ruolo degli stati Uniti come “forza di polizia internazionale” è entrato in crisi. Gli americani hanno sì reagito orgogliosamente all’attacco, ma in realtà hanno iniziato a percepire di essere diventati un bersaglio, anzi il bersaglio. Hanno cominciato a ritenere che occuparsi di quello che succede nel mondo ha costi pesantissimi ed inaccettabili, in termini economici e di vite umane. Hanno progressivamente deciso di cominciare a pensare a sé. La necessità di difendere il consenso interno ha prevalso sulla esigenza di essere il punto di riferimento per le democrazie nel mondo e sull’obiettivo di esercitare un ruolo di guida. Quello che è successo in Afganistan ci rappresenta plasticamente questo cambiamento ed arretramento.

Buona domenica e buona settimana.
Roberto Cota
 
 

 

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