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fabbri corona troggi

PIEMONTE- 21-02-2021-- La Corona Troggi fa parte della dorsale che separa la conca di Devero da quella di Agaro.

E' una meta classica per sci-alpinisti e ciaspolatori, facilmente raggiungibile, molto panoramica. Richiede condizioni di neve sicure ed un minimo di attenzione nel ripido tratto terminale ed in vetta, quando si scattano le foto  celebrative, per la presenza di cornici di neve che, in caso di sovraccarichi, consentirebbero una discesa in volo verso il lago d'Agaro. 

CORONA TROGGI  GENNAIO 2013  Dislivello: 800 m.  Tempo di salita: 2 h. 

La seconda uscita del 2013 ci regala una giornata grigia, ovviamente fredda (siamo in gennaio e non c'è sole!), adatta ad un percorso relativamente breve, che ci consenta di rifocillarci al caldo. Non sono ammessi fra noi i superstiziosi, perché oggi siamo in tredici, otto con ciaspole e cinque con sci. Si parcheggia dopo la casetta degli esattori dell'anacronistico pedaggio per Devero, mascherato da quota per il parcheggio, che spesso è completamente occupato. Siamo nel piazzale all'imbocco della seconda galleria, quota 1500 circa. Subito ciaspole e sci ai piedi ed in venti minuti si raggiunge l'alpe Cologno, 1684. La neve è gelata e fanno comodo i rampant.

Al termine della valletta che stiamo risalendo, prima della Forcoletta,  giriamo a destra e, su pendii ripidi, raggiungiamo l'alpe Fontane,  1910. Questo primo tratto si percorre solo in condizioni di neve sicura, così come il tratto terminale della salita. Colazione e ripartenza su terreno più aperto, più vario, con qualche tratto di bosco, fino al lungo pendio ripido che porta in vetta, a 2309, dopo due ore dalla partenza. Dicevo della neve gelata ed anche “massacrata” dai precedenti passaggi.

Sul ripido il gioco si fa duro e qualche ciaspolatore anziano, dotato di scarso feeling con la neve, soffre non poco, ma senza mollare. Qualcuno ricorda il film thriller danese “Il senso di Smilla per la neve” e ne sortisce subito il soprannome che, ancora oggi, accompagna l'amico più in difficoltà. Smilla è uno di noi. Un venticello freddo in vetta riduce al massimo la sosta e le foto sono ridotte all'osso  e lontane dalla infida cornice protesa verso il lago d'Agaro, oltre 700 metri sotto di noi. Il gelo non molla e la prudente discesa dura abbastanza: la neve non è delle migliori per gli sciatori. Al parcheggio la consueta attesa dei ciaspolatori non è particolarmente lunga.

Mentre ci prepariamo al rientro, notiamo un auto, proveniente da Devero, che parcheggia all'estremità opposta del piazzale. Ne scende una distinta anziana signora, accompagnata dal resto della famiglia, che scarica nel pendio sottostante i rifiuti prodotti nel corso della sua permanenza montana. L'urlo di Tarzan dell'amico maestro di sci taroccato mi precede di pochi centesimi ed esprimiamo il nostro sdegno ai malcapitati.

La signora, convinta forse di fare il bene dell'ambiente, si dirige verso di noi con aria minacciosa, sbraitando in termini forbiti. Ci guardiamo perplessi. Siamo in tredici, qualcuno di novantacinque chili ed oltre: non riuscirà a picchiarci tutti? I due maschietti con lei si ritirano prudentemente in auto, ma la signora insiste e ci aiuta a capire quale sia la mentalità di molti connazionali, anche istruiti, che fa dell'Italia, dal punto di vista ambientale, un paese del terzo mondo. La buona cucina di Mirella, a Croveo, ci riconcilierà più tardi con la vita.    

Gianpaolo Fabbri  

 

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