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Vittorio Besso Ritratto di Giuseppe Venanzio Sella 1873

 

BIELLA 11-10-2019 Promossa da Fondazione

 

 

Sella nell’ambito di un articolato progetto di valorizzazione del proprio archivio storico dal titolo Da Archivio a risorsa comune, finanziato da Compagnia di San Paolo (principale sostenitore) e da Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, la mostra L’altra macchina. Un industriale biellese e l’affermazione della fotografia in Italia – a cura di Pierangelo Cavanna, storico della fotografia – inaugurata il 10 ottobre, rimarrà aperta al pubblico fino al 2 febbraio 2020; per i gruppi e le scolaresche è invece visitabile su appuntamento fino al 28 febbraio. Fotografia e industria si incontrano nella figura di Giuseppe Venanzio Sella (1823-1876), nella quale plasticamente si celebra il legame tra i due universi, tra le diverse macchine della modernità: le filatrici e i telai meccanici da un lato e le apparecchiature fotografiche dall’altro. Sella infatti riunisce in sé il duplice ruolo di industriale laniero, titolare di quello che all’epoca era lo stabilimento più avanzato del Biellese, e di fotografo tanto sensibile quanto attento sperimentatore di tutte le innovazioni tecnologiche, ciò che lo rende uno dei protagonisti della nascente cultura fotografica italiana, specie per quanto riguarda la produzione manualistica. Nel secolo dell’industrializzazione, la nascita e il progressivo consolidarsi della pratica fotografica costituiscono elementi centrali del più ampio processo di modernizzazione che ha segnato l’Europa e l’Italia nel corso del XIX secolo, trovando nel Biellese una delle più significative aree di sviluppo.
Giuseppe Venanzio Sella – fratello di Quintino e padre di Vittorio, che seguì le sue orme – forte delle competenze tecniche e chimiche che determinarono il successo della sua impresa, fu industriale di respiro europeo, colto e aperto all’innovazione, fotografo e divulgatore della nuova tecnologia dell’immagine, al centro di una fitta rete di relazioni e conoscenze in ambito internazionale – Londra, Parigi e le nostre maggiori città. Fu autore del Plico del fotografo, il primo completo trattato della disciplina pubblicato in Italia (1856) e a
breve tradotto in francese nell’Enciclopedia Roret. La mostra illustra l’opera a cui l’imprenditore si dedicò in ambito fotografico e il contesto socio-
culturale dell’affermazione della fotografia in Italia. Si articola in un percorso narrativo che culmina nella presentazione di una preziosa selezione di originali fotografici tra i quali alcuni dei primi dagherrotipi biellesi di ritratto e di veduta, tre calotipi di W.H.F. Talbot – padre inglese della fotografia – e il corpus completo della produzione fotografica di G. V. Sella: dai ritratti di famiglia alle vedute torinesi e biellesi.

 

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